“Lo scemo del villaggio” Simone Mele, una raccolta di battute, giochi di parole e calembour che arriva dopo le oltre 4000 copie vendute con l’autoprodotto “L’ozio è il padre dei vizi, lo zio è il padre dei cugini” e dopo il crescente entusiasmo suscitato sul web con i suoi video che richiamano l’attenzione sulle nevrosi dell’idioma e del pensiero (https://www.youtube.com/watch?v=PY3NP2-Ah5w).

Non una presentazione come tante, non una festa come molte ma un appuntamento fuori dai “luoghi comuni” e soprattutto un omaggio ai sogni che si realizzano!

Un lavoro che diverte spassionatamente ma fa anche, e soprattutto, riflettere. Lì dove il lettore voglia cogliere quel mettere in evidenza le idiosincrasie del linguaggio e del pensiero non avrà che da scegliere tra le centinaia di contorsioni lessicali che svelano una lingua ed un pensiero comune sempre più impoveriti dalla mancanza di attenzione che nell’uso impera.

Il linguaggio è già povero, io lo vedo e soprattutto lo sento ogni giorno nelle nostre strade mendicare un aggettivo, un sostantivo, un arcaismo elegante… Nessuno più risponde a tono, e tono è molto triste, nessuno risponde per le rime, e tanto meno io che non voglio assumermi la responsabilità di nessuno. Sarà colpa della scuola, del corpo insegnanti, del corpo docenti? Io non sono e mai sarò per la mortificazione del corpo. Spiega così Simone Mele, contorsionista lessicale e sotto-scritto-re, il suo punto di vista sull’impoverimento del linguaggio, perché è negli anfratti della lingua che si colloca la sua attenzione. Nello scovare versioni inedite del pensiero comune, nell’inventare giochi di pensiero e di parole che mettono in serio dubbio lo stato delle cose.

E dopo aver saltellato tra le ambiquità del lessico “quattro salti” sulle note anni ’80 selezionate dal Disc-jockey Tuzzi. L’ingresso è gratuito. Parte del ricavato dalle vendite del libro e dalle consumazioni (5 euro) verrà devoluto in beneficenza all’associazione no profit per il sostegno alle malattie non riconosciute scientificamente “Diamo voce e volto agli invisibili” che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle malattie rare.

CHI E’ SIMONE MELE
Classe ’71. Dopo tumultuosi anni da liceale e svariati colpi accademici a vuoto si tuffa da autodidatta in studi matti e disperatissimi non disdegnando la strada come palestra di vita. Civetta con la filosofia orientale accarezzando l’idea di diventare monaco zen e ritirarsi di buon grado. Coltiva da sempre il calembour e l’ironia come arma di difesa nei comfronti delgli stereotipi e dei luoghi comuni.

Dall’amore per il lessico nasce la sua prima opera “L’ozio è il padre dei vizi, lo zio è il padre dei cugini” Caso editoriale locale.

Dal successo del libro inizia un avventura nel mondo della comicità. Sketch e cabaret diventano dei contenitori nei quali il Mele ha la possibità di raccontare le sue storie che diventano un format dal titolo paradigmatico LO SCEMO DEL VILLAGGIO anche titolo della sua seconda fatica.    

APPUNTAMENTI:

Dopo il successo del 10 marzo torna All’ombra del Barocco a Lecce (corte dei Cicala, 1) Simone Mele alias Lo scemo del villaggio con il suo monologo “Quandu parli cu mie…statte cittu!” incentrato sulla bagarre elettorale per le prossime elezioni comunali.

Perché il conflitto interiore, quel sentirsi lacerato tra la carriera di inviato comico e quella altrettanto comica di politico cui è stato chiamato a prendere un impegno dalla petizione lanciata su change.org,  dopo giorni tormentati ancora non lo abbandona e per questo Simone Mele torna a parlarcene venerdì 31 marzo alle ore 21. 

Tra i presenti i candidati sindaco alle amministrative leccesi del prossimo maggio – Mauro Giliberti, Alessandro Delli Noci e Fabio Valente  – cui Lo scemo del villaggio dedicherà le sue pungenti riflessioni e cui farà dono delle sue speranze sul futuro della città.

Per info e prenotazioni 0832-245524